Lo dico con un po' di imbarazzo su questo la penso esattamente come il Papa e Tremonti.
Ci sono volte in cui si condividono a fatica le idee altrui , anche se queste , come sembra, danno autorevolezza e conforto alle tue.
In queste occasioni si è spesso dibattuto tra il desiderio di proseguire nella ricerca di possibili differenze e la voglia di rimarcare le assonanze.
Questo mi accade perchè il condividere le idee di altri a volte mi crea qualche piccolo problema, non solo intelletuale, ma veramente esistenziale.
Alla fine mi sono deciso a parlarne, anche se il farlo mi turba personalmente e rischierà di inimicarmi definitivamente anche qualche buon amico.
Pochi giorni fa Giulio Tremonti, alla cerimonia d’apertura dell’anno accademico dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, nel commentare l’“epocalità” della crisi finanziaria in atto si è addentrato in una interpretazione della stessa che personalmente condivido e sostengo con forza.
Il dramma per me è stato accorgermi che, non solo condividevo il pensiero di Tremonti, ma entrambi eravamo stati preceduti da una ben più autorevole interpretazione che tra l'altro non era partita da nessuna analisi finanziaria od economica della crisi.
Orbene Tremonti ha svelato quello che fino ad ora mi era rimasto del tutto sconosciuto, e cioè che, mentre in genere gli economisti le avevano sbagliano tutte o quasi sulla crisi attuale, "c’era una figura che aveva predetto tutto, in maniera «profetica».
Era un certo cardinale di nome Joseph Ratzinger.
Molti anni prima di salire al soglio come Benedetto XVI, in un dialogo pubblico tenuto nel lontano anno 1985, pubblicato poi l’anno successivo con il titolo ”Church and Economy in Dialogue” , il Pontefice aveva predetto che «Il declino nell’economia di una disciplina basata su un forte ordine etico conduce a un’implosione delle leggi stesse del mercato».
Questo veniva "predetto" ben 22 anni fa, questo è esattamente quanto è avvenuto.
Qui sta la novità dell'interpretazione; non sono mai i mercati in sè che creano o meno le crisi, questi le subiscono solo. Sono i valori intrinsechi che questi sanno accogliere ed interpretare che decidono delle loro sorti.
Questa crisi è nata proprio dal fatto che si sono persi, strada facendo, quei valori etici che al contrario devono essere sostanza centrale e forza dello sviluppo economico e sociale.
Senza valori "etici" l'economia ed il mercato implodono; senza valori etici l'uomo non va da nessuna parte.
Benedetto XVI lo predica da uomo di fede, Tremonti lo dice da economista e forse da cattolico, io lo dico da uomo della strada e da laico, ma il nocciolo del problema e della crisi modena, non solo economica ma sociale, sta tutto qui.
Ecco ora mi sono completamento sfogato, ho fatto pubblica ammenda ed autocritica, mi sono confessato ed ho riconosciuto le mie colpe.
Purtroppo in questo campo, e lo dico con un certo imbarazzo, a differenza di quanto avviene per molte altre cose, la penso esattamente come Benedetto XVI e Tremonti.




