sabato 22 novembre 2008

Lo dico con un po' di imbarazzo su questo la penso esattamente come il Papa e Tremonti.

Ci sono volte in cui si condividono a fatica le idee altrui , anche se queste , come sembra, danno autorevolezza e conforto alle tue.
In queste occasioni si è spesso dibattuto tra il desiderio di proseguire nella ricerca di possibili differenze e la voglia di rimarcare le assonanze.
Questo mi accade perchè il condividere le idee di altri a volte mi crea qualche piccolo problema, non solo intelletuale, ma veramente esistenziale.
Alla fine mi sono deciso a parlarne, anche se il farlo mi turba personalmente e rischierà di inimicarmi definitivamente anche qualche buon amico.
Pochi giorni fa Giulio Tremonti, alla cerimonia d’apertura dell’anno accademico dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, nel commentare l’“epocalità” della crisi finanziaria in atto si è addentrato in una interpretazione della stessa che personalmente condivido e sostengo con forza.
Il dramma per me è stato accorgermi che, non solo condividevo il pensiero di Tremonti, ma entrambi eravamo stati preceduti da una ben più autorevole interpretazione che tra l'altro non era partita da nessuna analisi finanziaria od economica della crisi.
Orbene Tremonti ha svelato quello che fino ad ora mi era rimasto del tutto sconosciuto, e cioè che, mentre in genere gli economisti le avevano sbagliano tutte o quasi sulla crisi attuale, "c’era una figura che aveva predetto tutto, in maniera «profetica».
Era un certo cardinale di nome Joseph Ratzinger.
Molti anni prima di salire al soglio come Benedetto XVI, in un dialogo pubblico tenuto nel lontano anno 1985, pubblicato poi l’anno successivo con il titolo ”Church and Economy in Dialogue” , il Pontefice aveva predetto che «Il declino nell’economia di una disciplina basata su un forte ordine etico conduce a un’implosione delle leggi stesse del mercato».
Questo veniva "predetto" ben 22 anni fa, questo è esattamente quanto è avvenuto.
Qui sta la novità dell'interpretazione; non sono mai i mercati in sè che creano o meno le crisi, questi le subiscono solo. Sono i valori intrinsechi che questi sanno accogliere ed interpretare che decidono delle loro sorti.
Questa crisi è nata proprio dal fatto che si sono persi, strada facendo, quei valori etici che al contrario devono essere sostanza centrale e forza dello sviluppo economico e sociale.
Senza valori "etici" l'economia ed il mercato implodono; senza valori etici l'uomo non va da nessuna parte.
Benedetto XVI lo predica da uomo di fede, Tremonti lo dice da economista e forse da cattolico, io lo dico da uomo della strada e da laico, ma il nocciolo del problema e della crisi modena, non solo economica ma sociale, sta tutto qui.
Ecco ora mi sono completamento sfogato, ho fatto pubblica ammenda ed autocritica, mi sono confessato ed ho riconosciuto le mie colpe.
Purtroppo in questo campo, e lo dico con un certo imbarazzo, a differenza di quanto avviene per molte altre cose, la penso esattamente come Benedetto XVI e Tremonti.

venerdì 21 novembre 2008

Non sarà forse l'Apocalisse ma la crisi che sta arrivando rischia di essere come una valanga.

Secondo Epifani «c'è bisogno di un intervento molto forte, che abbia due caratteristiche: da una parte favorire l'accesso al credito, perchè le banche hanno liquidità ma tendono a trattenerla, e dall'altra agire sulla crisi forte della domanda di consumi finali.
Le famiglie non hanno soldi e spendono sempre meno.
Quindi bisogna sostenere la domanda con sgravi fiscali e una politica di ammortizzatori sociali diversa, perchè corriamo il rischio che centinaia di migliaia di persone restino senza tutele».
Credo che le parole di Epifani rischino di diventare profetiche
Nel bene e nel male ci sono periodi storici, nella storia dell'uomo, di grandi cambiamenti.
Quando questi arrivano sembrano spazzare via di un colpo tutte le idee pregresse, tutte le abitudine, tutti i modi di vita.
In questi periodi si rischia di smarrire persino la speranza, non solo in un futuro migliore, ma anche nel futuro stesso.
Poi, alla fine e come sempre, la vita riprende, cambiata, diversa. A volte questi periodi sono preceduti da segnali appena percepiti a volte sembrano arrivare improvvisi ed incomprensibili. Noi stiamo vivendo, divisi tra chi ha colto i segni e chi ancora si illude, proprio uno di questi periodi.
Resta la speranza che i nostri governanti non si attardino in sterili polemiche o che vivano la crisi, sottovalutando i rischi, nell'illusione che così, come è venuta, prima o poi sarà destinata a passare spontaneamente. Se ci addormenta ora si rischia un risveglio triste e doloroso.

giovedì 20 novembre 2008

Ballarò, lite Berlusconi - Epifani; Matrix , Brunetta contro Mentana. Un segno delle intolleranze.

Cominciamo dal primo. Il Presidente, intervenendo telefonicamente nella trasmissione di Floris, comincia con lo scagliarsi contro Di Pietro che lo aveva accusato di essere un “corruttore politico”; continua poi invitandolo, "dopo queste accuse, a fare il suo dovere, deve andare dai magistrati e denunciarmi".
"Se non lo farà lui, lo farò io querelandolo per calunnia”.
“E’ vero - poi aggiunge - che nel 1994 ho chiesto di incontrare Di Pietro perché volevo fargli fare il ministro. Ma allora non sapevo che da magistrato aveva messo in prigione tante persone innocenti. Quando l’ho saputo ho cambiato idea”.
Beata ingenuità si è soliti dire. Quando si è ingenui si vive meglio dicono. E se qualcuno crede a queste affermazioni di Berlusconi è sicuramente uno che vive bene.
Poi tocca a Guglielmo Epifani, che da ospite in studio, chiede una conferma o una smentita su un incontro avvenuto a Palazzo Grazioli qualche giorno prima, presente si dice lo stesso premier, alcuni ministri, la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia e i segretari di Cisl e Uil.
A fronte della conferma di Berlusconi, Epifani chiede se il premier ritiene "irrilevante la presenza del più grande sindacato italiano ad una riunione in cui si affrontano i temi della crisi”.
E' fuori dalle rime la reazione di Berlusconi, sgarbata nei toni e nella forma, infarcita di accuse, ma classica di un irripettoso atteggiamento del premier nei confronti degli oppositori.
"Trovo fuori luogo queste affermazioni" urla . "La vita politica è fatta di molteplici incontri, quello di cui parliamo era uno dei tanti incontri non ufficiali. Mentre in incontri ufficiali molte volte la Cgil è stata invitata e non si è presentata. Avevate una precisa indicazione, suggerita a lei dalla sinistra, di far fallire la trattativa Alitalia. Non le permetto di fare dichiarazioni che non rappresentano la realtà.Non credo di avere bisogno della sua autorizzazione per incontrare alcuni protagonisti del mondo della politica e del lavoro” .
Poi è la volta di Bersani che chiede al premier la possibilità di un lavoro bipartisan per aiutare le fasce più deboli del Paese nel momento di una crisi profonda.
Naturalmente per Berlusconi questo è possibile ed auspicabile, ma ad una condizione, e cioè che l'opposizione avesse un "altro atteggiamento" e si decidesse ad approvare quanto proposto dalla maggioranza.
Come si vede nulla di nuovo sotto il sole, un Berlusconi sempre rigido ed impettito nelle sue affermazioni, che procede determinato per la sua strada, che divide il paese, come sempre, anche in presenza di una crisi finanziaria ed economica senza precedenti, che proprio per questo richiederebbe sforzi comuni.
Ma questi atteggiamenti sono tipici di quelle persone che si sentono investite, quasi messianicamente da un disegno divino, proprio per questo pensano di essere stati "chiamati" , come e meglio di Giovanna D'Arco, a salvare il paese. E così si finisce per non accettare serenamente il gioco democratico o semplicemente non si riescono a sopportare gli oppositori.
E' lo stesso principio a cui si sottometteva Brunetta a Matrix, quando dimostrava di non aver per nulla gradito la messa in onda delle contestazioni che gli erano state rivolte a Napoli, laddove alcuni studenti lo avevano inseguito apostrofandolo al grido di "fannullone" "fannullone" e accusava Mentana di aver fatto del cattivo giornalismo per il semplice fatto di averlo trasmesso.
Istintivamente mi viene da dire che in genere chi semina vento prima o poi raccoglie tempesta, voglio ricordo ad esempio che anche Ichino combatte la sua giusta battaglia contro le inefficienze delle pubblica amministrazione, ma usa toni ed atteggiamenti leggermente diversi.
Comunque concludendo si deve constatare che in democrazia ed in genere in tutto il mondo, piaccia o meno a Berlusconi e Brunetta, capita di trovare sempre , prima o poi , chi la pensa in maniera diversa, capita di trovare da qualche parte degli oppositori.
Ma proprio questo è il bello della democrazia. Il mondo è come il pensiero, è bello proprio perchè è vario, e qui sta tutta la sua ricchezza.

Benedetto XVI invita i politici cattolici a farsi da parte.

Da un po' di tempo a questa parte gli avvisi del Santo padre ai politici cattolici si fanno ripetuti e insistenti, forse il santo Padre, nutre il dubbio di non essere stato compreso. Il primo richiamo lo fece a Cagliari, nei primi giorni di settembre. Ora pare che ripetere il concetto serva a dargli più forza "Serve una nuova generazione di politici cattolici, coerenti con la fede ed al servizio del bene comune".
Più chiaro di così Benedetto XVI non poteva essere ; è come dire che i politici cattolici attuali stanno semplicemente scaldando le sedie e non servono proprio a nulla , nè a lui, nè al mondo cattolico.
L'avviso è tanto più eclatante proprio perchè arriva in un momento critico per le "coscienze" cattoliche e cioè nel momento in cui si acuiscono le polemiche sul caso Eluana.
E' la nuova crociata del Pontefice e così, chi ha orecchi per intendere intenda , secondo Benedetto XVI serve una nuova classe di politici cattolici che sappiano finalmente imporre, "con le armi della fede", a tutto il paese la volontà del Papa e dei cattolici.

mercoledì 19 novembre 2008

Berlusconi le spara sempre grosse ora dice che riesce a volare anche Alitalia.