sabato, 22 novembre 2008 09:05

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E' stata dura. No che dico. E' stata durissima.
Me l'aspettavo, ma non credevo di crollare così... e nonostante tutto però, non sono deluso da me stesso, anzi.
Alle 9 meno dieci arrivo in clinica. Teso, inutile dirlo e ancora più inutile tentare di descrivere quanto.
Per tutto il tragitto da casa alla clinica mi sono chiuso in un silenzio totale. Alicia, che è venuta con me, ha rispettato il mio silenzio facendomi però sentire la sua presenza tenendomi sempre e costantemente la mano.
Il dottor Z. compare puntualissimo alle 9. Sorride vedendo che Alicia è venuta con me.
"Buongiorno, che dice, cominciamo?" mi dice affabile.
Annuisco, sempre chiuso nel mio silenzio. Le mascelle mi fanno male da quanto le sto stringendo per la tensione e mentre seguo il dottor Z. verso il suo studio sento il cuore battere sempre più forte e le gambe tremare.
Mi rendo conto di non avere neanche salutato Alicia, mi sono alzato come un automa dalla poltrona e ho seguito il dottore, come se lei non esistesse più.
Entriamo nel suo studio, è la prima volta che lo vedo. Quando mi chiamarono sabato mattina per parlarmi ci incontrammo in un'altra stanza, molto cupa, molto buia, angosciante direi quasi.
Invece il suo studio è luminoso. Le mensole sono bianche o in vetro, nessun armadio, la scrivania è in cristallo e ci sono due poltrone beige.
"Prego" dice indicandomene una.
Mi siedo, lui fa altrettanto. Accavalla le gambe, incrocia le mani e mi guarda sorridendo.
"Sono contento che sia qui" esordisce.
"Lei non tanto, vero?" continua.
"Vero." Rispondo. Che fatica parlare dopo tutto quel silenzio. Mi sembra di avere appena fatto una discesa con lo snowboard a -15 e di avere la faccia congelata e non riuscire a parlare. Solo che mancano lo snowboard, la neve, l'adrenalina ed il divertimento. C'è solo il gelo.
"Posso sapere il motivo?" mi chiede.
Una domanda banalissima, alla quale potevo semplicemente rispondere "Non c'è nessun motivo" troncando la conversazione e costringendolo così a farmi un'altra domanda per smuovermi, ma alla quale invece mi sono attaccato per liberarmi della paura.
Consapevolmente.
E ho iniziato a parlare. Per due ore. Due ore alla fine delle quali mi sono sentito così svuotato e sollevato e triste per me stesso che i singhiozzi hanno iniziato a scuotermi.
E' durato cinque minuti questo temporale, poi mi sono calmato.
"Ci vediamo la prossima settimana?" mi chiede il dottor Z. alzandosi e sorridendomi.
"Ok..." è l'unica cosa che riesco a dirgli.
"Se riesce si faccia una bella dormita nel pomeriggio, le farà bene. Oggi abbiamo fatto molto più di quanto mi aspettassi e ha riaperto ferite molto profonde. Non faccia l'eroe e prenda pure un po' di Lexotan se ne sente il bisogno, senza paura."

Mattia ha scritto di amore, dolore, alicia

giovedì, 20 novembre 2008 08:32

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No, non sono teso, sono più tirato di una corda della chitarra elettrica di Richard Kruspe!
Stanotte ho avuto degli incubi terribili.
Mi sono svegliato tre volte e ogni volta pensavo che il cuore mi schizzasse fuori dal petto. Ad ogni giro ci ho impiegato almeno venti minuti per far tornare il battito regolare e calmarmi.
E questo nonostante Alicia fosse accanto a me.
Significa che mi sto isolando e non sento nemmeno il suo calore, che mi sto chiudendo e che sto attivando tutte le misure di sicurezza per domani.
Stamattina sono arrivato in ufficio così presto che il parcheggio era deserto e Paolo, in portineria, mi ha chiesto se fosse esplosa la sala macchine per essere lì a quell'ora.
Ho sorriso e gli ho detto che no, la sala macchine è ancora lì, ma sono io che prima o poi esploderò oggi.
Ecco sì, oggi sarà molto facile che salti per aria per niente, che mi innervosisca e risponda in malo modo. Cercherò di isolarmi e di stare tranquillo, di avere il minor numero possibile di contatti umani.
Non vedo l'ora che sia domani mattina per liberarmi di questa paura che ho addosso...

Mattia ha scritto di paura, tensione

mercoledì, 19 novembre 2008 11:12

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Ho dormito tutto il pomeriggio e sono un uomo nuovo.
Ieri alle due del pomeriggio ho mollato baracca e burattini e sono andato a casa, mi sono spogliato, ho preso una bella tachipirina e mi sono infilato a letto addormentandomi di botto e svegliandomi solo alle 19 quando Alicia, tornata dal lavoro, è venuta a svegliarmi.
"Amoreee" urla saltando sopra il letto.
Infilo la testa sotto al cuscino protestando. "Ma insomma! Io sono ammalato, ti pare il modo di trattarmi???"
Ride e si siede sul bordo del letto infilando la mano sotto il piumone e accarezzandomi la schiena.
"Come stai? E' scesa la febbre?" mi chiede.
"Sì, mi pare di sì..." dico girandomi verso di lei e toccandomi la fronte.
Me la tocca anche lei. "Sì dai... allora ti sono piaciuti i regali?" mi domanda stendendosi accanto a me.
"Sì, moltissimo. Persino una muta!" commento divertito.
"Ah sì, quella te l'ha presa mio padre, lui adora immergersi, va matto per gli squali e ogni tanto esce in barca con un amico e vanno a fare una nuotata in mezzo proprio agli squali..." mi spiega.
"Stai scherzando?" domando tirandomi su sui gomiti e guardandola.
Scuote la testa. "No e spesso vado anche io con lui. Ha detto che la prima volta che vieni in Australia con noi ti ci porta a fare immersione tra gli squali".
La bacio. "Voi siete matti..." le dico.
Ride. "Ma no, siamo solo australiani! A proposito, mia madre mi ha chiesto se domenica andiamo a pranzo lì."
"Domenica? Va bene..." rispondo pensieroso.
"Avevi qualche impegno?" mi domanda mentre mi alzo dal letto.
"No, è che per me il tempo si ferma a venerdì che ho l'incontro con il dottor Z..." le spiego.
Sorride.
"Non ho minimamente pensato al week end che sta arrivando, proprio neanche lontanamente... tutto si ferma a venerdì" le spiego mentre inizia a preparare la cena.

Mattia ha scritto di amore, sto bene, sono sereno, alicia

martedì, 18 novembre 2008 12:38

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Ok, l'autodistruzione è il mio sport preferito, ma se nel fine settimana ho fatto il giro in moto e poi ieri sono andato al lavoro con la febbre non è stato per autodistruzione. Giuro.
Infatti ieri sera a muay-thai non ci sono andato. Cioè, sono andato lì, ma non mi sono allenato e non perchè qualcuno me lo abbia impedito, ma perchè sono proprio andato lì con l'intenzione di non fare allenamento.
Però ci sono andato lo stesso, per vedere Paolo e sapere da lui se aveva notizie di Alicia, conscio e consapevole che mi avrebbe di sicuro tirato un cazzotto per averla fatta arrabbiare. Ma anche in questo caso non cercavo autodistruzione o distruzione, cercavo notizie visto che di Alicia non ne avevo da venerdì sera, anzi sabato mattina alle tre quando Cristian l'ha accompagnata a casa.
Arrivo e Paolo, vedendomi vestito in jeans e felpa, viene subito da me.
"Beh? Non ti alleni stasera?" mi domanda.
"No, ho un po' di febbre e la mano mi fa ancora male" gli dico.
Annuisce. "Sì è meglio che ti riguardi altrimenti sarà troppo facile batterti". Sorride.
Sorrido. Strano che non sia ostile, forse Alicia non gli ha raccontato niente.
Non mi azzardo a fargli domande.
"Beh vado, ci sentiamo." Gli dico.
"Passi da mia sorella?" mi domanda.
Mi irrigidisco.
"Mmm, sì..." rispondo.
"Bravo, Robert è tornato ieri e ha portato le cose che mia sorella ti aveva comprato." Mi saluta entrando in sala.
Sorrido sentendolo subito sbraitare come se fosse un ufficiale dei Marines.
Decido di andare da Alicia.
Quando arrivo sotto casa sua tentenno un po' prima di suonare il campanello, poi mi decido.
Si affaccia Robert.
"Mattia!!!" esclama aprendo la porta. "Aliciaaa!!!" urla girandosi verso l'interno della casa.
Quest'uomo è argento vivo puro. Mi fa segno di entrare. "Vieni, vieni Mattia" mi dice accogliendomi con affetto.
"Aliciaaa!!!" urla di nuovo.
E Alicia compare. "Sono qui, cos'hai da urlare?" è in tuta, i capelli raccolti e io sono così felice di vederla.
"C'è il tuo ragazzo..." le dice.
"Lo vedo..." risponde cambiando espressione.
Robert mi guarda, poi guarda Alicia. Sorride sornione.
"Vi lascio soli... eh Mattia?" e si dirige verso il salotto. "Ah Mattia, poi mettiti d'accordo con littleshark per una sera che vieni a cena qui, ok?" e mi saluta.
Poi ricompare. "Littleshark... sorridi!" le dice e scompare di nuovo sghignazzando.
Mi trattengo dal ridere, Alicia mi guarda e viene da ridere anche a lei.
"Mio padre è un pagliaccio..." commenta trattenendo le risate.
"Sì ho notato" ribatto e scoppiamo in una risata liberatoria.
"Dai vieni in camera mia" mi dice trascinandomi per un braccio.

Mattia ha scritto di amore, sono sereno, alicia

lunedì, 17 novembre 2008 09:41

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Davvero un week end da paura, peccato che la paura alla quale pensavo io era ben diversa da quella che ho vissuto. Molto diversa.
Vediamo se riesco a non dilungarmi troppo e a rendere l'idea.
Venerdì sera esco con Alicia e insieme a Cristian, Betty, Giada e Luca decidiamo di andare a ballare latino.
Il locale è piuttosto famoso e frequentato e a mezzanotte è già pieno.
Facciamo un po' di balli latini, Alicia è alle prime armi, ma è abbastanza facile da portare. A parte quando si imbarazza e si ferma in mezzo alla pista diventando rossa e facendomi morire dal ridere.
Ad un certo punto Giada, Betty e Alicia spariscono in bagno. Cristian, Luca ed io ci sediamo al tavolo con i nostri superalcolici.
I minuti passano e le donne non tornano, ad un certo punto, preoccupato, mi alzo e dico agli altri due che vado a vedere chi ci ha rapito le donne.
Il locale è composto di vari spazi per la salsa cubana, per la salsa portoricana e una piccola sala per la disco music anni 70 e 80.
Nelle prime due non c'è traccia delle ragazze, finalmente nella terza intravedo Betty. La raggiungo.
"Alicia dov'è?" le urlo nelle orecchie.
Sta ridendo e mi indica la pista. Vicino al bordo c'è Giada che ride e in mezzo alla gente Alicia sta ballando un pezzo dei Bee Gees. Con un ragazzo. Appiccicati.
Mi sale immediatamente il nervoso. A passo rapido vado verso la pista, Giada mi vede arrivare, non capisce e mi afferra per un polso per fermarmi.
"Guarda che scene!" mi urla nelle orecchie divertita.
Non capisco, mi fermo a guardare, ma vedo solo la mia ragazza che si strofina addosso ad un ragazzo che mette le mani dappertutto.
Non ce la faccio, mi infilo in mezzo alla gente, la raggiungo e con uno strattone la porto via.
Lei protesta. "Mi fai male Mattia!!!" mi dice mentre continuo a trascinarla verso il bar.
Fuori dal casino esplodo. "Mi spieghi cosa cazzo stavi facendo???" le urlo.
Sgrana gli occhi. "Ballavo!!!" esclama.
"Ballavi??? Ti stavi strofinando addosso a uno che nemmeno conosci! E' ballare quella roba che ho visto???" sbraito.
Spalanca la bocca. "Ma sei suonato??? No, mi stai veramente facendo una scenata di gelosia??? No dico! Guarda là" e mi mostra il tizio con cui stava ballando e... beh sta baciando un altro ragazzo.
"Ossignore..." mormoro.
"Appunto! Mi stavo strofinando addosso ad un gay e se vuoi saperla tutta prima di ballare con lui io e Giada abbiamo finto di essere lesbiche e mi sono strofinata anche addosso a lei! Ora fammi la scenata anche per questo!!!" sbotta girando sui tacchi e andandosene.

Mattia ha scritto di amore, casini, gelosia, sto male, alicia